di Aurora Pellegrino
Il 20 febbraio, presso il Santuario di Birgi, tutta la comunità, insieme a più di 200 bambini provenienti da varie scuole dei dintorni, si è riunita per celebrare la memoria dei piccoli pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta Marto. Questa è una ricorrenza che mi colpisce particolarmente; oltre alla gioia dello stare insieme e all’impegno dei ragazzi, dei sacerdoti e delle suore nell’organizzare tutto con attenzione, c’è un invito profondo alla riflessione: la santità non dipende dall’età, bensì dalla profondità e della bontà del cuore.
Questo messaggio è stato colto dai bimbi attraverso una breve rappresentazione teatrale sulla vita di questi piccoli, ma grandi santi – i nostri bambini ed animatori dell’oratorio sembrano ormai degli attori professionisti – preceduta da un’allegra e festosa accoglienza. Ciascuno di loro, inoltre, è stato invitato dalle insegnanti a portare un dono per i poveri, come impegno a mettere in pratica fin dalla più tenera età la virtù della carità.
È stato edificante soprattutto vedere quanto i bambini abbiano prestato attenzione a tutta la rappresentazione, osservando come questi piccoli, della loro stessa età, pregavano ogni giorno il santo rosario e si sacrificavano per i poveri peccatori affinché si salvassero. Al termine della rappresentazione, la giornata è proseguita con una ricca merenda, per poi andare tutti in chiesa a ringraziare Gesù e ad ascoltare le riflessioni di suore e padri in merito all’importanza di imitare i pastorelli nella bontà e nel perdono verso gli altri.
Eccoci poi arrivati al momento più atteso della giornata: il lancio dei palloncini! Anche se pioggia e vento hanno reso complicato il volo, i bambini hanno osservato con entusiasmo, partecipando con genuinità e gioia all’ultima parte della mattinata.
Da educatrice, dopo questa giornata, non posso non riflettere sull’importanza di sforzarsi ad imitare questi piccoli santi dal cuore grande. D’altronde, questa grande storia ci ricorda come Dio si serve dei più piccoli e dei più umili e che, anche se pieni di difetti, noi tutti possiamo, rispondendo alla nostra chiamata, essere strumenti di pace e portatori di speranza.