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IL DDL ZAN: UN BAVAGLIO INACCETTABILE

La verità sulla legge contro l'omotransfobia

Nonostante la concomitanza con la partita Italia-Belgio, è stata gremitissima la conferenza che si è tenuta nella serata di venerdì 2 luglio presso l’Opera N.S. di Fatima di Birgi a Marsala. Il dott. Domenico Airoma, Procuratore Capo della Repubblica di Avellino e vicepresidente del Centro Studi “Rosario Livatino”, davanti ad un piazzale affollato da più di 200 persone, soprattutto giovani, ha relazionato sul tema: "UN BAVAGLIO INACCETTABILE, la verità sul DDL ZAN".

La serata è iniziata con la lettura del saluto del Sindaco di Marsala che dopo essersi scusato di non poter presenziare all’evento, ha augurato buon lavoro ai convenuti, auspicando la «massima diffusione e condivisione dei temi trattati».

«Le leggi - ha esordito Airoma - devono essere chiare. Più la legge è ambigua, più ci sarà spazio per la discrezionalità o addirittura l’arbitrio dei giudici». Ma proprio questo è il grande pericolo del ddl contro l’omotransfobia: «Molto spesso ho ascoltato dibattiti e discussioni sul ddl Zan, ma in pochi ne hanno letto davvero il testo, in pochi sanno di cosa parlano. Cominciamo col dire che il ddl Zan è una legge penale. Una legge che vuole introdurre il carcere. Ma laddove si vogliono introdurre sanzioni penali, il precetto deve essere assolutamente chiaro. È un diritto dei cittadini sapere con estrema chiarezza quali sono le condotte penalmente perseguibili. I giuristi un po' pedanti chiamano questa necessità “principio di tassatività”. Un principio fondante di tutte le democrazie liberali».

Ebbene, quella che molti -ingenuamente- ritengono una semplice proposta di legge contro le discriminazioni, introduce de facto nel nostro ordinamento giuridico il reato di opinione. La qual cosa è stata sugellata paradossalmente dall’introduzione dell’art.4, la cosiddetta “clausola salva-idee”, laddove si legge che sono passibili di sanzione penale tutte le idee che, evidentemente a discrezione del giudice, saranno ritenute “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Ma basti pensare che coloro che in questi mesi hanno democraticamente espresso dissenso rispetto al ddl oppure chiesto una semplice revisione del testo, sono stati definiti “omofobi” dallo stesso Zan, primo relatore. E se oggi li si può additare all’opinione pubblica quali omofobi, domani -legge alla mano- li si potrà consegnare alla giustizia.

Di più, «a cosa serve un articolo su un ddl per ribadire che sono libero di esprimermi? In una democrazia questo è da darsi assolutamente per ovvio e la Costituzione già ne parla chiaro». Se passa il ddl, chi garantisce che non saranno ritenute come pericolose l’idea che non esistono genitore 1 e 2 ma solo papà e mamma? Oppure l’idea di chi si oppone al gender nelle scuole? O l’idea di chi non vuole che il proprio figlio celebri la giornata contro l’omofobia a scuola? O l’idea di un sacerdote che nell’omelia cita la Scrittura laddove dice che «maschio e femmina li creò»? Già la sola apertura di una causa penale per questi motivi sarebbe aberrante.

Quanto sta avvenendo nelle nazioni dove leggi simili sono state già approvate, dimostra che corriamo un serio pericolo. Chi crede che la famiglia sia costituita da un uomo e da una donna, per esempio, si ritrova ad autocensurarsi perché sa che, indipendentemente da una condanna effettiva, corre il rischio di essere denunciato, di subire un processo penale a suo carico con tutti gli annessi e connessi, di perdere il lavoro, o addirittura di vedersi sottratti i figli dagli assistenti sociali (solo perché le sue idee sul matrimonio sono state ritenute da un giudice istigatrici di atti discriminatori).

Il dott. Airoma ogni giorno ha a che fare con la giustizia (quella vera!) e non si definisce né un pessimista né uno che vuol fare finta di niente, semplicemente si sente in dovere di dire la verità. Non ha a cuore questa causa solo perché ci sono in ballo temi fondamentali quali l'uomo e la sua dignità, il matrimonio, la famiglia… ma perché quella che è in gioco è la nostra stessa libertà. Essa è troppo preziosa e troppo importante, l'uomo non può lasciarsi imbavagliare.
Airoma ne è talmente convinto che - ha affermato - si sarebbe battuto con la stessa forza anche se qualcuno avesse tentato di imporre per legge idee affini alle sue.

Il magistrato ha anche fatto notare che nell’articolo 1 del ddl, si parla di discriminazioni basate sull’«identità di genere», ossia sulla percezione che ciascuno ha del proprio sesso, «indipendentemente dall’aver completato o meno un percorso di transizione». Il che vuol dire che, se passa il ddl Zan, la legge dovrà riconoscere quel che ciascuno si percepisce: uomo o donna o chissà cosa in qualsiasi momento o situazione si senta tale. Se uno si sente donna, la legge dovrà trattarlo come tale anche se il suo corpo dice il contrario. Quindi, via libera agli uomini che si percepiscono donne negli sport femminili, negli spogliatoi e nei bagni femminili, nelle carceri femminili (con tutti i pericoli che ciò implica) e altri obbrobri simili. Ed opporsi a tutto questo potrà significare il tribunale.

Può mai ritenersi buona e retta una legge che pone come verità assoluta e intoccabile, l’«identità di genere»? L'evidenza e l'ovvio non hanno più alcun valore per i paladini del ddl Zan: ciascuno può essere tutto e il contrario di tutto allo stesso tempo!

«In Italia, gli atti di violenza e di aggressione vengono già puniti senza alcuna discriminazione e con puntuale celerità», ha sottolineato fortemente Airoma. È chiaro dunque che il fine del ddl non è il contrasto alle discriminazioni ma la propaganda ideologica e la pena per i dissenzienti.

E allora cosa fare dinanzi ad un disegno di legge talmente infondato e aberrante? Autocensurarsi? Starsene zitti in un cantuccio e lasciare che il mondo vada secondo la travolgente forza di chi usando belle parole inganna così le future generazioni?

A chi gli ha domandato cosa si può fare per contrastare questa deriva liberticida, Airoma ha risposto con la stessa contagiosa serenità con cui ha tenuto l’interessantissima conferenza: «Il professore Giovanni Maria Flick ha detto che utilizzare lo strumento penale per guidare il consenso sociale significa voler utilizzare la legge come olio di ricino. Ma la storia ci insegna che fine hanno fatto coloro che hanno utilizzato l’olio di ricino per reprimere il dissenso. Non bisogna scoraggiarsi. Questo è tempo di coraggio, di creatività, di inventiva, di prudenza e di un santo buon umore nonostante il buio che si affaccia. È il tempo dalla testimonianza concreta e affascinante: bisogna accendere un fuoco di speranza in un mondo che vuol spegnere tutte le luci. Tocca a noi studiare e formarci. Tocca a noi fare cultura, tramandando ciò che di bello c'è nel mondo e ciò che di buono ancora persiste. Tocca a noi costruire le fondamenta con terra e cemento, con lacrime e sudore. Tocca a noi sperare e lottare. Tocca a noi proclamare la verità, a qualunque costo. Tocca a noi dire che la libertà dell'uomo è intoccabile!».

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